Epatite autoimmune

L’epatite autoimmune può esser riconosciuta dalla presenza di elevazione delle transaminasi. L’attività dell’ALT gioca un ruolo importante all’inizio della terapia e per controllare la risposta al trattamento. Sono descritti principalmente due tipi di epatite autoimmune: la tipo 1 è caratterizzata dalla presenza di anticorpi anti-nucleo (ANA) e anti-muscolo liscio (SMA). L’epatite autoimmune tipo 2 è caratterizzata dagli anticorpi anti-microsomi-1 di fegato e rene (anti-LKM-1) e anti-citosol-1 epatico (anti-LC-1). L’epatite tipo 1 colpisce tutte le età con prevalenza delle donne (1:3); la tipo 2, più rara e più severa, è più frequente nei bambini, negli adolescenti e nei giovani con un rapporto fra maschi e femmine di 1:20. La storia di precedenti malattie autoimmuni (come la tiroidite) aumenta la probabilità della malattia.

Diagnosi di primo livello
È utile dosare ANA, SMA, anti-LKM e le immunoglobuline (IIIB). Necessario il dosaggio di glicemia, colesterolo-HDL, trigliceridi e la valutazione generale con emocromo, creatinina, bilirubina, gamma-GT, fosfatasi alcalina, proteine totali ed elettroforesi proteica, INR ed ecografia dell’addome superiore.

Terapia
La terapia è steroidea. Al cortisone può essere affiancata l’azatioprina, al fine di ridurre la posologia e gli effetti collaterali dello steroide.

Ulteriori approfondimenti diagnostici
Per porre diagnosi di epatite autoimmune è stata elaborata, dall’International autoimmune hepatitis group, una tabella semplificata che consente di calcolare un punteggio che, quando è uguale o superiore a 6, è molto specifico per definire la malattia (sensibilità 85 per cento, specificità 98 per cento).
Al contrario quando il punteggio è uguale a 5 la sensibilità è superiore, 97 per cento, e la specificità è del 97 per cento. La biopsia epatica è necessaria per confermare la diagnosi e, con un punteggio di 2, aumenta la probabilità della diagnosi.


Bibliografia:
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